Approfondimenti

Dalla nostra redazione di Bolzano

21 Ottobre 2008

Scuola plurilingue

Accorpamento scolastico

Dalla nostra redazione di (Bolzano)
10 Settembre 2008

Critica costruttiva alla proposta di Durnwalder di tagliare le indennità dei consiglieri provinciali sino al 50%

A poco piu’ di un mese e mezzo dalle elezioni provinciali Durnwalder se ne esce con l’ennesima di una serie di (casualmente) recentissime proposte per accattivarsi le simpatie degli elettori: tagliare le indennita’ percepite dai consiglieri provinciali sino al 50%, con consequenziale taglio di quelle percepite dagli assessori. Tale proposta, di per se’ naturalmente lodevole, non puo’ che essere definita un insulto all’intelligenza degli elettori per il colpevole ritardo con cui e’ stata formulata e per i fini smaccatamente elettorali che ne hanno determinato il concepimento. Oltre a cio’, si appalesa del tutto insufficiente a contenere seriamente i costi della politica locale, che risultano tanto enormemente quanto ingiustificatamente appesantiti dalle pensioni dei consiglieri nuovi e vecchi, dagli emolumenti percepiti (sotto varie forme) dai membri di CdA di societa’ pubbliche e partecipate, nonche’ da indennita’, gettoni di presenza etc. di sindaci, vicesindaci, assessori e consiglieri comunali. Pertanto, in un’ottica di apprezzabile riduzione dei costi della politica, e’ doveroso (proporre di) tagliare innanzitutto gli emolumenti e le pensioni dei consiglieri provinciali, nonche’ il numero dei membri dei singoli CdA di pubbliche e partecipate, troppo spesso in eccesso rispetto al necessario. In secondo luogo, attesa l’esistenza di numerose realta’ comunali con una popolazione inferiore ai mille abitanti, risulta oltremodo opportuno (proporre), ove possibile, l’accorpamento di comuni cosi’ piccoli ad altri limitrofi, piu’ grandi. Pensiamo, ad esempio, al comune di Caines all’imbocco della Val Passiria, che conta solo 321 abitanti e che potrebbe venire accorpato a quello di Tirolo, oppure, per fare un altro esempio, a quello di Marlengo, paesino di circa mille anime, che si confonde con la periferia di Merano. Siamo giunti ad un punto in cui Marlengo non si distingue da Merano: si puo’ forse revocare in dubbio che accorpando Marlengo a Merano si risparmierebbe del denaro che si potrebbe poi reimpiegare nel sociale? Con ciò non si vuole assolutamente dire che siano inutili anche i relativi uffici comunali: questi, anzi, potrebbero essere inquadrati come “sedi distaccate” e nessuno dei loro impiegati perderebbe così il lavoro. Come si vede, dunque, vi e’ molto da fare in nome della lotta agli sprechi della politica e chi si limita a proporre il taglio delle indennita’ dei consiglieri provinciali dimostra di non considerarla affatto una priorita’.
Christian Dorigatti e Giuseppe Marino, candidati IdV alle prossime elezioni

Dalla nostra redazione (Bolzano)
25 Luglio 2008

Lodo Alfano: Napolitano non doveva firmare

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano ha promulgato il c.d. lodo Alfano, la legge che reintroduce l’immunità temporanea per reati comuni commessi dalle quattro più alte cariche dello Stato anche prima dell’assunzione della carica, non avendo ravvisato modifiche all’impianto del relativo ddl che lui stesso aveva trasmesso alle Camere il 2 luglio scorso, siccome ritenuto corrispondere ai rilievi formulati dalla Corte Costituzionale nella famosa sentenza n. 24 del 20 gennaio 2004, con cui la Consulta bocciò l’art. 1, co. 2, della legge 20 giugno 2003, n. 140 (c.d. lodo Schifani).
Purtroppo, dunque, il Capo dello Stato ha sprecato anche la seconda occasione espressamente concessagli dal nostro ordinamento costituzionale per respingere, almeno provvisoriamente, un testo di legge manifestamente incostituzionale, formulando i rilievi del caso, oltre ad aver sempre mancato di esternare un proprio dissenso verso il ddl nel corso dei rapporti informali intrattenuti con gli altri soggetti politici e l’opinione pubblica nella sua veste di garante del rigore costituzionale.
Un tanto lo si afferma considerando che, pur rappresentando una sorta di evoluzione in senso costituzionale del suo antesignano (il lodo Schifani, appunto), il lodo Alfano, a differenza di quanto sostenuto da Napolitano, si rivela incostituzionale già alla stregua della pronuncia costituzionale del 2003. Il Giudice delle leggi di allora, invero, pur intrattenutosi soltanto su alcuni dei tanti profili di incostituzionalità rilevati nell’art. 1 della l. 140/2003, ne evidenziò uno che persiste nella nuova normativa varata dal Governo Berlusconi, vale a dire la violazione dell’art. 3 Cost. per l’irragionevole disparità di trattamento dei ministri e dei parlamentari nell’ipotesi dell’immunità, rispettivamente, del Premier e dei Presidenti delle due Camere.
Il corrispondente passaggio della pronuncia costituzionale in esame non può assolutamente essere sfuggito al PdR, considerando che vi si legge testualmente come la norma censurata violasse la citata norma fondamentale “distingue [ndo], per la prima volta sotto il profilo della parità riguardo ai principi fondamentali della giurisdizione, i Presidenti delle Camere, del Consiglio dei ministri e della Corte Costituzionale rispetto agli altri componenti degli organi da loro presieduti”.
Oltre a tale contrasto con la Carta Costituzionale, molti altri ve ne erano e ve ne sono tuttora. Due stessi membri della Consulta che nel 2003 bocciarono il lodo Schifani, i proff. Gustavo Zagrebelsky e Valerio Onida, insieme ad oltre un centinaio di colleghi costituzionalisti, hanno recentemente presentato un appello “In difesa della Costituzione”, vale a dire un documento ove hanno rimarcato la presenza nel lodo Alfano di altri profili d’illegittimità costituzionale già segnalati esplicitamente o implicitamente dalla Corte Costituzionale nel 2003, vale a quelli della mancata indicazione del presupposto per la sospensione dei processi (e cioè dei reati a cui l’immunità andrebbe applicata) e, soprattutto, dell’introduzione di una siffatta disciplina con legge ordinaria invece che mediante legge costituzionale. Nel manifesto, i professori si sono spinti ben oltre, accusando il lodo Alfano anche di “violare, oltre alla ragionevole durata dei processi e all’obbligatorietà dell’azione penale, anche e soprattutto l’art. 3, comma 1, Cost. [dato che] … la titolarità della carica istituzionale viene assunta non già come fondamento e limite dell’immunità funzionale, bensì come mero pretesto per sospendere l’ordinario corso della giustizia con riferimento a reati comuni»”.
E, come se non bastasse, andando ad indagare sulla ratio del lodo Alfano, non si può che concordare con chi ha osservato, commentando il precedente lodo Schifani, che una siffatta disciplina non può venir seriamente sorretta su di una presunta finalità di tutela del sereno svolgimento delle funzioni che ineriscono alle più alte cariche dello Stato, dimostrandosi uno strumento assolutamente inadeguato allo scopo. Infatti, il meccanismo (ineludibile) di assunzione della prova urgente a processo sospeso potrebbe determinare al suo interno uno stillicidio di parentesi giurisdizionali, che non gioverebbe certo alla serenità dell’imputato «protetto», serenità questa che – molto probabilmente – potrebbe venir turbata ben più profondamente a causa di “un processo penale a carico di uno stretto congiunto per un gravissimo reato, un procedimento penale per un’inquietante vicenda nella quale si è parte offesa ovvero [del] la bancarotta dell’impresa di cui si è titolare …[che non]…da un’imputazione, ad esempio, per diffamazione a mezzo stampa”: tuttavia (per fortuna) “nessuno, si è mai sognato, sinora almeno, di sospendere i procedimenti a carico dei familiari di titolari di alte cariche istituzionali o in cui essi stessi fossero persone offese ovvero le procedure fallimentari riguardanti loro aziende” (v. Glauco Giostra, Sospensione del processo a tutela della carica costituzionale?, in Dir. e giustizia 2004, 5, 26).
In conclusione, molti i profili sia di illegittimità costituzionale, sia d’inadeguatezza ed incongruità che contraddistinguono il lodo Alfano ed avrebbero dovuto suggerire a chi di dovere non solo di non confezionarlo, bensì anche di non autorizzarne la presentazione alle Camere e, in seconda battuta, di non promulgarlo.
Avv. Christian Dorigatti
ITALIA DEI VALORI ALTO ADIGE



Indirizzo Nazionale:
Via di Santa Maria in Via, 12 00187 - Roma

Telefono Nazionale
06-69923306

Email: info@italiadeivalori.it
Le Nostre Immagini
Ultimi Tweet
'footernav', 'container' => '')); ?>
Copyright Italia dei valori Alto Adige.
FireStats icon Powered by FireStats